Notte mondiale, che amarezza.

Come molte persone hanno fatto, anche io ho deciso di vedere la finale dei mondiali 2014 a casa di amici. Serata molto piacevole, a parte il fatto che le due squadre che si sono giocate il titolo di campione del mondo sono state Germania e Argentina, e che la maggior parte dei presenti erano tedeschi. Non solo per fede calcistica, ma anche per nazionalità. Di conseguenza ero uno dei pochi outsider pronti a gufare e veder perdere la Germania ancora una volta sul più bello, da vero tifoso italiano. Purtroppo è andata male.

Mi sono presentato in grande stile, da vero ospite cordiale. Ho portato qualcosa da mangiare, come è giusto e gentile fare e poco prima della partita ho scambiato qualche parola con tutti i vari ospiti, tedeschi e non. Giusto per ricordare che speravo di vedere un match avvincente al di fuori del risultato, da vero sportivo. Non sapevano in realtà quanto sentivo già in tasca la vittoria di Messi e compagnia bella. Assaporavo già la sensazione di tornare a casa vedendo una Berlino completamente addormentata e delusa, dalla squadra che fino a quel giorno li aveva fatti sognare, stanchi di stare dietro a Italia e Brasile in termine di vittorie. 

Comincia la partita, stappo una birra, mangio qualcosa e osservo. Non male i primi minuti. Il gufamento sembra funzionare, l’Argentina gioca molto bene, sembrano trovarsi a loro agio in campo mentre la Germania in alcune situazioni affanna un po’, e le facce dei supporters tedeschi presenti sembrano preoccupate. Dai che la portiamo a casa. Tra un goal annullato e qualche brivido finisce il primo tempo, porca miseria che fatica, se solo il goal fosse stato regolare. Poco importa. Esco visibilmente rilassato in terrazza, giusto per fumare una sigaretta in compagnia e nel frattempo porto avanti la brillante messa in scena dello sportivo modello. Ci tengo a condividere con tutti la mia idea che la Germania merita veramente questo mondiale, per un sacco di ragioni, le solite a dire il vero. Perché è una squadra giovane, perché è un sogno che rincorrono da tempo, perché effettivamente lo meritano e perché  bla bla bla. Niente vero, da italiano li voglio vedere perdere. Chiamatelo DNA, chiamatelo come volete, non devono vincere.

La partita volge al termine con un misero pareggio e poche emozioni. Ci siamo, i supplementari sbroglieranno la matassa e finalmente vedrò Messi alzare la coppa e i tedeschi piangere ancora. Sapete tutti com’è andata. A pochi minuti dai rigori, il più giovane ed innocente della squadra europea, trova un guizzo, uno stop perfetto ed un goal che lascia ammutolito lo stadio il mondo ma soprattutto me. I vari tedeschi presenti in sala, si lasciano andare in una esultanza fuori dal normale. Stappano ulteriori birre, come se non ne avessero già bevute abbastanza, ed io mi guardo intorno, realizzo e penso… Ma vaffanculo proprio adesso! In 120 minuti proprio ora! Ma no dai! Serata rovinata. Eppure ero troppo convinto, stavano giocando così bene, non può essere vero. Era la cruda realtà. Quella sera toccava a me tornare a casa con un po’ di tristezza ed incazzatura, solamente perché avevo già immaginato di assaporare il piatto della vittoria. E come se non bastasse Berlino è stata travolta da un carosello senza fine, gente completamente impazzita, con bandiere, trombe, magliette e tamburi. A me cosa è rimasto? Un autobus arrivato troppo tardi, un traffico incredibile e due ore e mezza per arrivare a casa. In mezzo a loro, che anche se proprio non potevano immaginare, se la stavano godendo proprio in faccia a me… merda.

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